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Intervista per www.radioriot.org (aprile 2005)

Intervista a cura di Pit
Torino ha dato molto alla nostra Penisola, sfornando gruppi punk e hardcore che tutti ricordano ancora. Negli ultimi anni c'è chi sostiene che la sua luce si sia un po' offuscata, vuoi perché molti degli ultimi Nomi (con la N maiuscola) si sono spenti proprio in questi anni (Belli Cosi, Arturo, Frammenti - tornati proprio in questi giorni ma con un suono molto lontano dai fausti hardcore di fine millennio), vuoi perché attualmente l'attenzione è più centrata sulla prolifica Roma, vuoi per svariate altre ragioni...
Tuttavia, all'interno di Torino, gruppi validi ce ne sono ancora molti. In più la Città Industriale dà ancora modo di mostrare la sua capacità di concretizzare un suono particolare, caratteristico, non rintracciabile in nessun'altra città italiana.
E così eccoci a fare quattro chiacchiere con gli AllD'Ways, una band torinese da poco uscita con un disco coprodotto da Radio Riot e decisamente personale, dai suoni melodici e forti allo stesso tempo, da quella condensazione di "amore & rabbia" tipica del sound torinese, un genere che chiamano "heart-core" e che di sicuro ha molto da dire. Sentiamo allora cos'hanno da dire loro...Ascoltando le vostre canzoni l’impressione è di avere nelle orecchie un grande concentrato di eterogeneità. Si inseriscono diverse musiche nelle canzoni, diverse melodie, diversi stacchi, come se voleste incastrare insieme più idee, più concetti…

Lafra: Ci è sempre piaciuto vedere le canzoni come delle piccole storie, quindi ci capita di dividere i pezzi in più “stanze”. Per quanto riguarda gli stacchi, soprattutto quelli musicali, con la voce che va avanti, sono una cosa naturale nel nostro modo di suonare da un po’ di tempo a questa parte.
Fè: credo che l’eterogeneità dipenda anche dal fatto che ognuno di noi ha influenze e gusti musicali diversi.

Non posso peraltro non notare la citazione esplicita ai Frammenti, nonché il sound caratteristico del nuovo millennio torinese…
Lafra: I frammenti ci sono sempre piaciuti e li ascoltiamo tutt’ora (dovrebbe uscire qualcosa di nuovo a breve) – e poi io mi sento molto legato alla scena torinese (No Info, Arsenico, Crunch, COV, Bellicosi, Arturo)

Sound, quello torinese, che a detta di molti sta dando pochi frutti degni del suo passato, lontano o recente che sia. Sembra che i fausti tempi di Negazione e Nerograsmo, o di Frammenti e Belli Cosi, o degli ultimi Arturo e Arsenico, siano oggi più grigi, oscurati o comunque non più splendenti come allora. Come Torinesi e come gruppo di Torino che impressione avete sia di questi commenti che, nel caso li reputiate veri, di questo periodo scuro?
Lafra: Credo ,invece che la scena sia sempre molto attiva sul piano dell’hardcore (e generi vicini). Molti gruppi stanno uscendo dalla cerchia cittadina come Arsenico, Lamaematica, No Info, Tsunami.
Fè: beh, io vedo che ogni settimana o quasi qui ci sono concerti di gruppi locali e non, questo è indice del fatto che a Torino c’è una scena ed è abbastanza buona, anche se sicuramente si potrebbe fare di meglio!

Tornando a parlare di voi: cos’è di preciso “La Voce Ferma In Gola”? Sia come disco che come concetto, cos’è che gli AllD’Ways volevano intendere con quello che è sia il titolo dell’album che, a mio dire, il pezzo più bello del CD?
Lafra: Grazie per il complimento, anche noi ci sentiamo molto legati a quel pezzo, anche perché è uno degli ultimi composti. Per quanto riguarda il concetto che volevamo intendere lo si può capire leggendo il testo, cioè dal fatto che a volte, in certe situazioni, si rimane senza parole (a volte è meglio altre volte invece no)
Fè: sì, forse è il primo che abbiamo composto interamente da quando sono entrata nel gruppo (gli altri li facevano già con l’altra cantante), per questo anche io sono molto legata a quel pezzo!


Il disco ha delle liriche che richiamano al flusso di coscienza, all’astrattezza dell’emozione, modus operandi di scrivere che a Torino non è nuovo. A vostro modo di interpretarlo, cosa può esprimere un simile testo e cosa avete cercato di esprimere voi?
Lafra: a dir la verità non ci proponiamo di esprime concetti che vengano etichettati in qualche modo, più che altro scriviamo di fatti che ci sono accaduti. Il modo di scrivere, magari può sembrare astratto, ma non so darti molte spiegazioni, è una cosa naturale della nostra musica.


Vorrei rendere noto al lettore che voi avete scelto di cantare in italiano. Non so dire se i gruppi della Penisola che cantano in inglese sono sempre di più, ma di certo sono una quantità tutt’altro che irrilevante. Forse sono la maggioranza?
Ad ogni modo, personalmente appoggio il cantato in italiano. La nostra lingua viene spesso accusata di essere poco adatta alle melodie, incriminazione che ritengo insensata e poco veritiera. Altri sostengono che l’uso dell’inglese sia necessario per farsi capire anche all’estero, senza preoccuparsi di farsi capire prima di tutto in casa propria e comunque senza pensare che all’estero possono benissimo leggere le traduzioni delle canzoni scritte in italiano così come noi traduciamo l’inglese (magari potrebbero semplificare mettendo loro stessi la traduzione nel booklet, come avete fatto voi ad esempio): tra questi, banalmente, c’è chi potrebbe pensare che cantando in inglese si faranno capire “subito” all’estero, quando tutti sappiamo che durante un concerto capire il testo non è impresa facile e anche ascoltando un disco…beh, se spesso abbiamo bisogno di ricorrere ai testi sul booklet dei gruppi che cantano in italiano, succederà lo stesso anche ai madrelingua inglesi (senza considerare poi che un conto è sentire un inglese cantare in inglese, un altro è sentire un italiano cantare in inglese; inoltre l’inglese è una seconda lingua per i più, non una madrelingua, ricordiamocelo). Altri ancora, ma questa è una mia impressione personale, sembrano scrivere in inglese sperando di mascherare un difetto di capacità nello scrivere i testi: tradurre le loro liriche in italiano è davvero esilarante.
Voi perché avete scelto l’italiano? In senso lato però, sotto tutti i punti di vista: quali sono i motivi, le ragioni, le considerazioni di questa scelta e conseguentemente del rifiuto di un’altra lingua?
Fè: l’italiano è la nostra lingua, in questo periodo in cui si parla tanto di globalizzazione è altresì importante non dimenticare le proprie origini! penso sia limitativo utilizzare l’italiano solo “per far quattro chiacchiere” (spesso inframezzate da improbabili termini inglesi ormai prepotentemente entrati a far parte del nostro lessico quotidiano), è una lingua con cui sono state scritte nei secoli bellissime poesie e non vedo perché non dovrebbe essere usata anche oggi nella musica! In più come hai detto tu è 1000 volte meglio ascoltare un bel testo scritto in italiano che tradurre un testo inglese ed accorgersi che non ha senso oppure è troppo stupido!

Lo scorso 19 febbraio ho visto un concerto con i The Difference, hardcore romano (molto bravi sul palco, peraltro). Ad un certo punto il cantante ha tirato in ballo una questione molto interessante: ha fatto riferimento ad un commento nato, credo, sul sito di Roma Hardcore, dove qualcuno sosteneva che l’hardcore non deve avere connotazioni politiche, probabilmente sia testualmente che “attitudinalmente” parlando. Voi, come abbiamo accennato, non avete testi dichiaratamente politici: ad ogni modo come vedete il legame hardcore-impegno politico? Inoltre la vostra scelta di non trattare la politica da cosa è motivata?
Lafra: secondo me chi fa musica può scegliere se dare al proprio stile una matrice politica, noi non l’abbiamo fatto (anche se un brano come "Io non ci sarò" del vecchio disco può essere letto in chiave politica – e anche "Avvenire" presente ne “La voce ferma in gola” può essere interpretato in questa ottica – ma sempre in modo velato). Ciò non vuol dire che non ci interessiamo di politica, tutti noi abbiamo delle idee simili e ben delineate, ma preferiamo non farle entrare nella stesura delle canzoni.

Su “La Voce Ferma In Gola” si leggono due cose che ho apprezzato non poco: “d.i.y.” e subito sotto “6 euro”, a voler ricordare che questa è una forma di auto-produzione, cioè di produzione fatta con i propri mezzi, le proprie forze (ciò non vuol dire senza chiedere aiuto a persone più esperte: i tecnici, i fonici, le etichette,… possono sempre essere dei validi alleati) e ad un prezzo imposto, o meglio, ad un prezzo che impone! Impone la necessità di dare spazio all’espressione sopra il business, al libero scambio, alla facilità di accesso, alla cultura alla portata di tutti.
Oggi però questa realtà incontra nel suo stesso campo di azione (o meglio, in uno di essi, il punk e l’hardcore) una mentalità di segno opposto, indirizzata al business e alla ricerca di riconoscimenti: suonare per avere, non per fare. C’è il rischio che ci si avvicini adesso al punk e all’hardcore creda che un concerto a 7 euro sia la norma, che un CD a 10 euro sia addirittura poco, che copyleft e no profit divengano concetti dimenticati, che l’espressione sia soggiogata dall’intrattenimento.
A Torino com’è questa situazione? E voi come la vivete, come la interpretate, come la gestite?

Lafra: qua a Torino la situazione è abbastanza buona, i concerti mediamente costano ancora 3-4 euro, e i dischi dei gruppi hc rimangono nell’ordine dei 6 – 8 euro. Noi non intendiamo guadagnare con la nostra musica – abbiamo discusso a lungo sul costo del disco all’interno del gruppo e siamo arrivati alla conclusione che 6 euro sia è un buon rapporto qualità prezzo.
Fè: la musica e l’arte in generale devono essere alla portata di tutti, chi vuole solo fare soldi non ha capito niente!

Spostandoci non di molto vorrei riportare una notizia dei giorni scorsi: un dj piuttosto, che mette musica in varie discoteche italiane, è stato sanzionato della non irrilevante cifra di 1 milione e 400 euro, poiché la GdF lo ha “beccato” fuori da un locale con una valigia piena di CD masterizzati, che usava nei locali. Ora, a prescindere dal fatto che credo che per aver ricevuto una multa così ingente il discorso debba essere più ampio, voi cosa ne pensate di un evento simile e in generale come considerate lo scambio online di materiale coperto da copyright?
Lafra: secondo me è giusto potersi scambiare musica online – probabilmente se i cd costassero di meno questo fenomeno sarebbe meno accentuato, ma qui bisogna entrare nel merito di case discografiche, SIAE e via dicendo.
Fè: non vedo l’ora di mettere l’adsl a casa per cominciare a scaricare musica e film!

Bene, ci stiamo avvicinando alla fine dell’intervista. Perché non ci consigliate qualche gruppo che state ascoltando in questo periodo, nonché qualche gruppo che pensate possa aiutarci a capire meglio il vostro sound?
Lafra: mh… per capire il nostro sound? Non saprei. Ascoltiamo tutti cose abbastanza diverse, e poi dipende dai periodi. In questo momento i gruppi che per me vanno per la maggiore sono “Against me!”, “Refused”. Mentre italiani mi piacciono molto gli “Inferno”.


Un’altra cosa: da dov’è uscita l’idea geniale dell’intro e dell’outro (che, per chi non lo sapesse, riprende gli inizi e la fine dei vecchi dischi e cassette di favole per bambini, quelli che iniziavano con “A mille ce n’è/nel mio cuore di fiabe da narrar/da narrar…”), nonché la bellissima ghost track? :D
Lafra: L’intro e l’outro ce l’avevo intesta già da un po’ di anni e mi sembrava carino iniziare e chiudere un disco in questo modo.
Mentre la traccia nascosta , il cui titolo è “La Vecchina”, è cantata da Salva (il samurai filippino), l’ha scritta (è una parola grossa, forse meglio dire concepita) in un momento di “delirio demenziale” circa 3 anni fa quando non suonava ancora con noi, ma ci seguiva nei vari week-end in campagna quando andavamo a suonare. Nel corso di questi anni l’ha sempre cantata per noi con una chitarra acustica – e gli amici ce la chiedevano sempre, alla fine abbiamo deciso di registrarla, così magari non ce la chiedono più.
Fè: …infatti è il pezzo più apprezzato di tutto il disco!


Chiuderei qui se siete d’accordo. Grazie del tempo che ci avete dedicato e in bocca al lupo per il futuro!

Lafra: ciao e grazie – e crepi il lupo
Fè: …crepi!


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