Intervista a cura
di Pit
Torino ha dato molto alla nostra Penisola, sfornando gruppi punk e hardcore
che tutti ricordano ancora. Negli ultimi anni c'è chi sostiene
che la sua luce si sia un po' offuscata, vuoi perché molti degli
ultimi Nomi (con la N maiuscola) si sono spenti proprio in questi anni
(Belli Cosi, Arturo, Frammenti - tornati proprio in questi giorni ma con
un suono molto lontano dai fausti hardcore di fine millennio), vuoi perché
attualmente l'attenzione è più centrata sulla prolifica
Roma, vuoi per svariate altre ragioni...
Tuttavia, all'interno di Torino, gruppi validi ce ne sono ancora molti.
In più la Città Industriale dà ancora modo di mostrare
la sua capacità di concretizzare un suono particolare, caratteristico,
non rintracciabile in nessun'altra città italiana.
E così eccoci a fare quattro chiacchiere con gli AllD'Ways, una
band torinese da poco uscita con un disco coprodotto da Radio Riot e decisamente
personale, dai suoni melodici e forti allo stesso tempo, da quella condensazione
di "amore & rabbia" tipica del sound torinese, un genere
che chiamano "heart-core" e che di sicuro ha molto da dire.
Sentiamo allora cos'hanno da dire loro...Ascoltando le vostre canzoni
l’impressione è di avere nelle orecchie un grande concentrato
di eterogeneità. Si inseriscono diverse musiche nelle canzoni,
diverse melodie, diversi stacchi, come se voleste incastrare insieme più
idee, più concetti…
Lafra: Ci è sempre piaciuto vedere le canzoni
come delle piccole storie, quindi ci capita di dividere i pezzi in più
“stanze”. Per quanto riguarda gli stacchi, soprattutto quelli
musicali, con la voce che va avanti, sono una cosa naturale nel nostro
modo di suonare da un po’ di tempo a questa parte.
Fè: credo che l’eterogeneità dipenda
anche dal fatto che ognuno di noi ha influenze e gusti musicali diversi.
Non posso peraltro non notare la
citazione esplicita ai Frammenti, nonché il sound caratteristico
del nuovo millennio torinese…
Lafra: I frammenti ci sono
sempre piaciuti e li ascoltiamo tutt’ora (dovrebbe uscire qualcosa
di nuovo a breve) – e poi io mi sento molto legato alla scena torinese
(No Info, Arsenico, Crunch, COV, Bellicosi, Arturo)
Sound, quello torinese, che a detta
di molti sta dando pochi frutti degni del suo passato, lontano o recente
che sia. Sembra che i fausti tempi di Negazione e Nerograsmo, o di Frammenti
e Belli Cosi, o degli ultimi Arturo e Arsenico, siano oggi più
grigi, oscurati o comunque non più splendenti come allora. Come
Torinesi e come gruppo di Torino che impressione avete sia di questi commenti
che, nel caso li reputiate veri, di questo periodo scuro?
Lafra: Credo ,invece che la scena sia sempre molto attiva
sul piano dell’hardcore (e generi vicini). Molti gruppi stanno uscendo
dalla cerchia cittadina come Arsenico, Lamaematica, No Info, Tsunami.
Fè: beh, io vedo che ogni settimana o quasi qui
ci sono concerti di gruppi locali e non, questo è indice del fatto
che a Torino c’è una scena ed è abbastanza buona,
anche se sicuramente si potrebbe fare di meglio!
Tornando a parlare di voi: cos’è
di preciso “La Voce Ferma In Gola”? Sia come disco che come
concetto, cos’è che gli AllD’Ways volevano intendere
con quello che è sia il titolo dell’album che, a mio dire,
il pezzo più bello del CD?
Lafra: Grazie per il complimento, anche noi ci
sentiamo molto legati a quel pezzo, anche perché è uno degli
ultimi composti. Per quanto riguarda il concetto che volevamo intendere
lo si può capire leggendo il testo, cioè dal fatto che a
volte, in certe situazioni, si rimane senza parole (a volte è meglio
altre volte invece no)
Fè: sì, forse è il primo che abbiamo
composto interamente da quando sono entrata nel gruppo (gli altri li facevano
già con l’altra cantante), per questo anche io sono molto
legata a quel pezzo!
Il disco ha delle liriche che richiamano al flusso di coscienza, all’astrattezza
dell’emozione, modus operandi di scrivere che a Torino non è
nuovo. A vostro modo di interpretarlo, cosa può esprimere un simile
testo e cosa avete cercato di esprimere voi? Lafra:
a dir la verità non ci proponiamo di esprime concetti che vengano
etichettati in qualche modo, più che altro scriviamo di fatti che
ci sono accaduti. Il modo di scrivere, magari può sembrare astratto,
ma non so darti molte spiegazioni, è una cosa naturale della nostra
musica.
Vorrei rendere noto al lettore che voi avete scelto
di cantare in italiano. Non so dire se i gruppi della Penisola che cantano
in inglese sono sempre di più, ma di certo sono una quantità
tutt’altro che irrilevante. Forse sono la maggioranza?
Ad ogni modo, personalmente appoggio il cantato in italiano. La nostra
lingua viene spesso accusata di essere poco adatta alle melodie, incriminazione
che ritengo insensata e poco veritiera. Altri sostengono che l’uso
dell’inglese sia necessario per farsi capire anche all’estero,
senza preoccuparsi di farsi capire prima di tutto in casa propria e comunque
senza pensare che all’estero possono benissimo leggere le traduzioni
delle canzoni scritte in italiano così come noi traduciamo l’inglese
(magari potrebbero semplificare mettendo loro stessi la traduzione nel
booklet, come avete fatto voi ad esempio): tra questi, banalmente, c’è
chi potrebbe pensare che cantando in inglese si faranno capire “subito”
all’estero, quando tutti sappiamo che durante un concerto capire
il testo non è impresa facile e anche ascoltando un disco…beh,
se spesso abbiamo bisogno di ricorrere ai testi sul booklet dei gruppi
che cantano in italiano, succederà lo stesso anche ai madrelingua
inglesi (senza considerare poi che un conto è sentire un inglese
cantare in inglese, un altro è sentire un italiano cantare in inglese;
inoltre l’inglese è una seconda lingua per i più,
non una madrelingua, ricordiamocelo). Altri ancora, ma questa è
una mia impressione personale, sembrano scrivere in inglese sperando di
mascherare un difetto di capacità nello scrivere i testi: tradurre
le loro liriche in italiano è davvero esilarante.
Voi perché avete scelto l’italiano? In senso lato però,
sotto tutti i punti di vista: quali sono i motivi, le ragioni, le considerazioni
di questa scelta e conseguentemente del rifiuto di un’altra lingua? Fè:
l’italiano è la nostra lingua, in questo periodo in cui si
parla tanto di globalizzazione è altresì importante non
dimenticare le proprie origini! penso sia limitativo utilizzare l’italiano
solo “per far quattro chiacchiere” (spesso inframezzate da
improbabili termini inglesi ormai prepotentemente entrati a far parte
del nostro lessico quotidiano), è una lingua con cui sono state
scritte nei secoli bellissime poesie e non vedo perché non dovrebbe
essere usata anche oggi nella musica! In più come hai detto tu
è 1000 volte meglio ascoltare un bel testo scritto in italiano
che tradurre un testo inglese ed accorgersi che non ha senso oppure è
troppo stupido!
Lo scorso 19 febbraio ho visto
un concerto con i The Difference, hardcore romano (molto bravi sul palco,
peraltro). Ad un certo punto il cantante ha tirato in ballo una questione
molto interessante: ha fatto riferimento ad un commento nato, credo, sul
sito di Roma Hardcore, dove qualcuno sosteneva che l’hardcore non
deve avere connotazioni politiche, probabilmente sia testualmente che
“attitudinalmente” parlando. Voi, come abbiamo accennato,
non avete testi dichiaratamente politici: ad ogni modo come vedete il
legame hardcore-impegno politico? Inoltre la vostra scelta di non trattare
la politica da cosa è motivata?
Lafra: secondo me chi fa musica può scegliere
se dare al proprio stile una matrice politica, noi non l’abbiamo
fatto (anche se un brano come "Io non ci sarò" del vecchio
disco può essere letto in chiave politica – e anche "Avvenire"
presente ne “La voce ferma in gola” può essere interpretato
in questa ottica – ma sempre in modo velato). Ciò non vuol
dire che non ci interessiamo di politica, tutti noi abbiamo delle idee
simili e ben delineate, ma preferiamo non farle entrare nella stesura
delle canzoni.
Su “La Voce Ferma In Gola”
si leggono due cose che ho apprezzato non poco: “d.i.y.” e
subito sotto “6 euro”, a voler ricordare che questa è
una forma di auto-produzione, cioè di produzione fatta con i propri
mezzi, le proprie forze (ciò non vuol dire senza chiedere aiuto
a persone più esperte: i tecnici, i fonici, le etichette,…
possono sempre essere dei validi alleati) e ad un prezzo imposto, o meglio,
ad un prezzo che impone! Impone la necessità di dare spazio all’espressione
sopra il business, al libero scambio, alla facilità di accesso,
alla cultura alla portata di tutti.
Oggi però questa realtà incontra nel suo stesso campo di
azione (o meglio, in uno di essi, il punk e l’hardcore) una mentalità
di segno opposto, indirizzata al business e alla ricerca di riconoscimenti:
suonare per avere, non per fare. C’è il rischio che ci si
avvicini adesso al punk e all’hardcore creda che un concerto a 7
euro sia la norma, che un CD a 10 euro sia addirittura poco, che copyleft
e no profit divengano concetti dimenticati, che l’espressione sia
soggiogata dall’intrattenimento.
A Torino com’è questa situazione? E voi come la vivete, come
la interpretate, come la gestite?
Lafra: qua a Torino la situazione è abbastanza
buona, i concerti mediamente costano ancora 3-4 euro, e i dischi dei gruppi
hc rimangono nell’ordine dei 6 – 8 euro. Noi non intendiamo
guadagnare con la nostra musica – abbiamo discusso a lungo sul costo
del disco all’interno del gruppo e siamo arrivati alla conclusione
che 6 euro sia è un buon rapporto qualità prezzo.
Fè: la musica e l’arte in generale devono
essere alla portata di tutti, chi vuole solo fare soldi non ha capito
niente!
Spostandoci non di molto vorrei
riportare una notizia dei giorni scorsi: un dj piuttosto, che mette musica
in varie discoteche italiane, è stato sanzionato della non irrilevante
cifra di 1 milione e 400 euro, poiché la GdF lo ha “beccato”
fuori da un locale con una valigia piena di CD masterizzati, che usava
nei locali. Ora, a prescindere dal fatto che credo che per aver ricevuto
una multa così ingente il discorso debba essere più ampio,
voi cosa ne pensate di un evento simile e in generale come considerate
lo scambio online di materiale coperto da copyright?
Lafra: secondo me è giusto potersi scambiare musica
online – probabilmente se i cd costassero di meno questo fenomeno
sarebbe meno accentuato, ma qui bisogna entrare nel merito di case discografiche,
SIAE e via dicendo.
Fè: non vedo l’ora di mettere l’adsl
a casa per cominciare a scaricare musica e film!
Bene, ci stiamo avvicinando alla
fine dell’intervista. Perché non ci consigliate qualche gruppo
che state ascoltando in questo periodo, nonché qualche gruppo che
pensate possa aiutarci a capire meglio il vostro sound?
Lafra: mh… per capire il nostro sound? Non saprei.
Ascoltiamo tutti cose abbastanza diverse, e poi dipende dai periodi. In
questo momento i gruppi che per me vanno per la maggiore sono “Against
me!”, “Refused”. Mentre italiani mi piacciono molto
gli “Inferno”.
Un’altra cosa: da dov’è uscita l’idea geniale
dell’intro e dell’outro (che, per chi non lo sapesse, riprende
gli inizi e la fine dei vecchi dischi e cassette di favole per bambini,
quelli che iniziavano con “A mille ce n’è/nel mio cuore
di fiabe da narrar/da narrar…”), nonché la bellissima
ghost track? :D
Lafra: L’intro e l’outro ce l’avevo
intesta già da un po’ di anni e mi sembrava carino iniziare
e chiudere un disco in questo modo.
Mentre la traccia nascosta , il cui titolo è “La Vecchina”,
è cantata da Salva (il samurai filippino), l’ha scritta (è
una parola grossa, forse meglio dire concepita) in un momento di “delirio
demenziale” circa 3 anni fa quando non suonava ancora con noi, ma
ci seguiva nei vari week-end in campagna quando andavamo a suonare. Nel
corso di questi anni l’ha sempre cantata per noi con una chitarra
acustica – e gli amici ce la chiedevano sempre, alla fine abbiamo
deciso di registrarla, così magari non ce la chiedono più. Fè:
…infatti è il pezzo più apprezzato di tutto il disco!
Chiuderei qui se siete d’accordo. Grazie del tempo che ci avete
dedicato e in bocca al lupo per il futuro!
Lafra: ciao e grazie – e crepi il lupo
Fè: …crepi!
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